DKW, acronimo di "Dampf-Kraft-Wagen", nacque in Germania agli inizi del XX secolo come produttrice di motociclette a vapore e poi a combustione interna, distinguendosi per l’innovazione tecnica e per i motori a due tempi. Negli anni ’20 si affermò come leader nella produzione di piccole motociclette e automobili economiche, creando modelli popolari e affidabili. Nel 1932 DKW si fuse con altre tre aziende tedesche – Audi, Horch e Wanderer – dando vita all’Auto Union, riconoscibile dal celebre simbolo dei quattro anelli intrecciati, che rappresentava l’unione delle quattro marche. Durante gli anni ’30 e ’40, Auto Union si concentrò sia sulle piccole auto popolari sia sulle vetture sportive e da competizione, producendo celebri monoposto da Gran Premio, con motori avanzati per l’epoca. La Seconda guerra mondiale interruppe la produzione civile, e molti stabilimenti furono danneggiati o smantellati. Dopo il conflitto, la proprietà e gli impianti in Germania orientale furono nazionalizzati, mentre in Germania occidentale DKW riprese gradualmente la produzione di automobili e motociclette, diventando uno dei marchi di riferimento per veicoli compatti a basso consumo. Negli anni ’50 e ’60, DKW lanciò modelli iconici come la F89 e la F102, continuando a sviluppare motori a due tempi e consolidando la propria presenza sul mercato europeo. Nel 1965 Auto Union fu acquisita dal gruppo Volkswagen, che avviò una graduale trasformazione e modernizzazione della gamma. Negli anni ’70, il marchio DKW fu progressivamente sostituito da Audi, che ereditò tecnologia, stabilimenti e know-how, dando vita a vetture più sofisticate e moderne, come la Audi 60 e i successivi modelli a motore quattro cilindri a quattro tempi. Oggi il simbolo dei quattro anelli vive nella moderna Audi, marchio globale che rappresenta innovazione, design e prestazioni, mentre la storia di DKW e Auto Union rimane un capitolo fondamentale dell’industria automobilistica tedesca, testimone di oltre un secolo di ingegno e progresso tecnologico.