La Wolseley fu fondata nel 1901 a Birmingham da Frederick Wolseley, un inventore irlandese noto per i suoi sistemi di tosatura meccanica per pecore, e inizialmente l’azienda si dedicava alla produzione di veicoli agricoli e motori. Dopo la morte di Wolseley nel 1899, la compagnia si spostò verso l’industria automobilistica sotto la guida di Herbert Austin, che sviluppò i primi modelli di automobili leggere e di lusso. All’inizio del XX secolo, Wolseley si affermò come produttore di auto di qualità, introducendo innovazioni come motori a quattro cilindri e sospensioni avanzate. Durante la Prima Guerra Mondiale, la produzione si concentrò su veicoli militari, motori e attrezzature belliche. Negli anni ’20 e ’30, Wolseley divenne parte del gruppo Morris, che più tardi si fuse con altre aziende per formare la British Motor Corporation, continuando a produrre vetture di fascia media e alta. La gamma Wolseley negli anni successivi si caratterizzò per eleganza, interni raffinati e tecnologia avanzata, ma spesso condividendo telai e componenti con altre marche del gruppo, come MG e Austin. Durante gli anni ’60 e ’70, Wolseley si concentrò su modelli di lusso derivati da linee Austin, come le 16/60, 18/85 e le versioni di lusso della serie 1100 e 1300, diventando un marchio sinonimo di eleganza discreta piuttosto che prestazioni sportive. Tuttavia, a partire dagli anni ’70, il marchio iniziò a perdere identità, poiché le linee di produzione venivano sempre più integrate con altre vetture del gruppo British Leyland, che aveva inglobato numerose aziende automobilistiche britanniche. Con la crisi dell’industria automobilistica britannica negli anni ’70 e ’80, Wolseley cessò progressivamente la produzione, e il marchio venne ufficialmente ritirato dal mercato nei primi anni ’90. Nonostante ciò, Wolseley mantiene oggi un posto nella storia dell’automobilismo britannico come simbolo di innovazione tecnica, eleganza e contributo alla nascita dell’industria automobilistica nazionale.